Quattro chiacchiere con un prete
A proposito degli ultimi eventi e ripensando anche alle discussioni sulla religione che hanno recentemente infiammato il nostro gruppo lettura, mi è tornato in mente un post che avevo pubblicato sul vecchio blog nel 2015 e che ora vi ripropongo in gran parte. Si parla di un modo diverso di vivere la religione.
Il prete con il quale faccio questa chiacchierata è scomparso diversi anni fa ed era molto noto a Ischia. Si chiamava Anselmo Delizia. Di lui ho un ricordo molto particolare. Riuscì a convincere me – laica e anticlericale – a celebrare in Chiesa il mio matrimonio. Ricordo sempre le sue parole all’Omelia: “Un matrimonio non è fatto solo di rose, ci sono pure le spine”. Poi per mesi, ogni volta che lo incontravo gli chiedevo ridendo: “Don Anse’, è sicuro ca’ ce stanno pure e’ rose!”. Da allora sono passati 30 anni. E vi assicuro che tra tante spine ho trovato anche un bel po’ di rose, belle e profumate. Ma ecco il post di 5 anni fa
Quando un prete mi disse …
Un modo diverso di vivere la religione
Anni fa mi capitò di parlare con un prete cattolico. Conosceva la mia storia di militante di sinistra, sapeva che non andavo in Chiesa e che non amavo tutto quello che odora di religione. “Noi siamo dalla stessa parte – mi disse – la religione non è quella che spesso ti fanno credere …“
Lo guardai con sufficienza, pensavo alle solite mielose argomentazioni di un prete che cercava di portarmi dalla sua parte. Ma lui incalzava:”La Bibbia è uno scritto rivoluzionario. È dalla parte degli ultimi ...” Sorrisi. Mi tornarono in mente le battaglie della mia giovinezza, quelle contro la Chiesa che opprimeva i giovani, le donne, i diritti civili. Mi rividi in quelle battaglie per uno Stato laico, nel quale ognuno potesse decidere senza condizionamenti se andare in Chiesa. Mi rividi mentre mi battevo per una scuola laica, con l’educazione sessuale al posto delle insulse ore di religione. E pensai a me bambina, mentre in Chiesa mi sentivo terrorizzata da Gesù Bambino che controllava ogni mio gesto. Rividi tante cose in quei momenti, tornò a galla tanta rabbia. Della religione mi ero liberata solo a fatica.
Ma quel prete insisteva: “La Bibbia è uno scritto rivoluzionario, ma è sempre stato nelle mani delle classi dominanti che l’hanno usato per loro fini“. E continuava con una serie di esempi: “Crescete e moltiplicatevi, certo è scritto nella Bibbia, ma questo andava bene duemila anni fa, non oggi. Oggi invece la contraccezione è necessaria“.
Era un prete insolito, ma comunque un prete. Le sue argomentazioni riuscirono a suscitare in me un certo interesse: “Le classi dominanti riescono spesso ad alterare il senso delle Scritture sacre. E bada, non è solo il caso della Bibbia. Pensa ad esempio alla minaccia dell’Inferno… Dio non conosce la vendetta, ma solo il perdono. Eppure con quella minaccia si riesce a manovrare la gente, talvolta persino le masse“.
Non riuscì a farmi riappacificare con la religione quel prete. Ma quelle sue parole mi sono rimaste impresse. E ci ripenso oggi: “Le Scritture sono state adoperate dalle classi dominanti… “. Rivedo quei giovani mandati a morire da gente di malaffare dietro la promessa della conquista del paradiso. Rivedo donne musulmane che, da musulmane, lottano per il loro diritto a una vita giusta.
La religione non è guerra, non è oppressione. La religione è vita.











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