Don Umberto e il bosco della Maddalena
Quasi tutti i giorni incontro Don Umberto vicino a casa mia, a Cartaromana, nei pressi di Ischia Ponte. Trovo sempre il modo per fare due chiacchiere con lui. Ascoltare le sue storie di Casamicciola, il luogo in cui è nato ed è vissuto fino a qualche anno fa, è molto interessante.
Una mattina gli ho parlato di una delle mie passioni: passeggiare per il Bosco della Maddalena. È uno dei gioielli di Casamicciola, che oggi però sta andando in rovina.
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Quando gli parlo delle condizioni in cui versa il bosco, Don Umberto sembra quasi emozionarsi. Si vede che è molto legato a quel luogo. Così mi racconta una storia intrigante. Ascoltiamolo.
“I pini stanno seccando? – mi chiede – Che peccato! Ma voi sapete quando sono stati piantati?” Mi hanno detto che deve essere stato durante il fascismo, gli rispondo. “No no – mi dice lui sicuro – i pini sono stati piantati agli inizi degli anni ’50. C’ero pure io tra i giovani incaricati dal Comune di Casamicciola. Prima c’erano mirti, ginestre, querce, lecci … “ Insomma, era macchia mediterranea.
Che cosa spinse l’amministrazione di Casamicciola a piantarvi i pini? Sarebbe bello saperne di più.
Ma il racconto di Don Umberto non si ferma qui e anzi si fa sempre più interessante. Sentite un po’ cosa mi rivela: “Sapete perché il Bosco si chiama ‘della Maddalena’?” Me lo sono chiesta tante volte ma non sono riuscita a darmi una risposta. Lui sorride e risponde: “Dovete sapere che in tempi passati il bosco era privato, apparteneva a un certo signor Maresca, un forestiero. Quando questo signore decise di abbandonare l’isola, donò il bosco alla Chiesa di S. Maria della Maddalena. Ecco perché si chiama Bosco della Maddalena”.
Ah, questa proprio non la sapevo. Ma allora appartiene alla Chiesa, non al Comune? Don Umberto non mi sa rispondere. Tuttavia è noto che il Comune di Casamicciola vanti alcuni diritti sulla Chiesa della Maddalena ed è possibile che anche il bosco rientri in questi diritti.
E don Umberto prosegue: “Negli anni ’60 successe poi un altro fatto. Un forestiero chiese al Comune la concessione del bosco per avviare un’attività privata. Non so bene cosa, forse un albergo. E l’Amministrazione di allora stava per cedere. Ma ci fu una vera e propria rivolta popolare: quello è il bosco dedicato a S. Maria della Maddalena”.
Le parole di Don Umberto mi lasciano di stucco e mi incuriosiscono. Così mi rivolgo a un’amica di Casamicciola sperando che conosca qualche dettaglio. “ Sul nome del bosco non so dirti niente, purtroppo – mi spiega – Mi risulta però che negli anni ’60 ci sia stato un tentativo di privatizzazione. Ma che io sappia il tentativo fu sventato non da una rivolta popolare quanto dalle opposizioni in Consiglio comunale. Qualcosa però nel bosco era stato avviato. La spianata che tu vedi all’ingresso, quella che separa il bosco dal Fondo dell’Oglio sottostante, non è naturale. È stata realizzata proprio in quel periodo. Forse lì si voleva realizzare un eliporto”.
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Dunque il Bosco della Maddalena è sempre stato esposto a tentativi di accaparramento e di distruzione. Oggi è in rovina, pochi anni fa diversi pini sani furono tagliati per far posto alla costruzione – poi fermata – di una caserma della forestale. Ma perché questo accanimento? Forse proprio perché è un luogo meraviglioso? Questa domanda non avrà risposta.
Ma forse voi, lettrici e lettori, potrete aiutarmi a rispondere alle altre domande emerse dalla chiacchierata con Don Umberto. È vero che il bosco si chiama “della Maddalena” perché fu donato all’omonima Chiesa? Che cosa successe negli anni ’60? Cosa si voleva realizzare all’interno del bosco?


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web








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