La scuola ieri e oggi: la spintarella
Tra i diversi commenti che ho ricevuto in privato per gli articoli sulla mia Scuola Media, uno riguardava la spintarella per la sezione.
Oggi si sente dire spesso che la scuola una volta dava uguale possibilità a tutti, che tra i banchi le differenze sociali non si avvertivano come oggi. In realtà non è proprio così. Se tra noi ragazzi esisteva solidarietà e cameratismo a prescindere dal ceto sociale e nessuno – che io ricordi – esibiva abiti o altri oggetti di lusso, tuttavia le spintarelle per entrare in questa o quella sezione esistevano anche allora.
La gentile lettrice e amica mi ha fatto notare che io ero “la figlia del dottore” e per questo avevo avuto accesso a una sezione considerata importante, con insegnanti stabili. Io ricordo che tra i miei compagni c’erano anche figli del “popolo”, ma non mi sento di negare che qualcosa di anomalo potesse accadere. E infatti, sentite cosa mi successe al Liceo.
Ho pubblicato quest’articolo per la prima volta anni fa sul vecchio blog
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Al Liceo di Ischia nel 1973
Quando ricominciò la scuola in quell’anno 1973, era già autunno inoltrato. La prima campanella, a Napoli e Provincia, suonò il 5 novembre, con oltre un mese di ritardo su quello che allora era l’appuntamento tradizionale del I ottobre. L’epidemia di colera era stata debellata da tempo, ma la paura aveva lasciato strascichi notevoli. Quella mattina di novembre entrai al Liceo Classico G. Scotti di Ischia con una certa emozione. Stavo entrando nella scuola dei “grandi”, degli adulti.
Qualche tempo prima mio padre mi aveva posto la domanda che mi aspettavo: “Vuoi che mi interessi per la sezione?”. La mia risposta fu quella che lui si aspettava: “No, grazie!”. Si sapeva che per entrare nella sezione A, quella con professori stabili e per di più famosi, bisognava avere la classica spintarella. Chi non poteva permettersela, con un po’ di fortuna sarebbe finito nella B. E poi c’era la C, quella con prof che andavano e venivano, quella frequentata da gente “normale”.
E il primo appello fu quasi scontato. Mano a mano vedevo alcuni dei miei ex compagni delle Medie sfilarmi davanti, andavano nella A. Poi fu il turno della B. E infine, c’eravamo noi della C. Sì, ancora una volta, la mia lettera fu la C. Quelli della A, manco a dirlo, furono sistemati al piano superiore, quelli della B a piano terra, come noi, del resto. Ma a noi della C capitò un’aula piccola, in fondo al salone. Ci dissero che lì una volta c’era un bagno!
Quando entrai in aula mi guardai intorno. Tra tanti volti sconosciuti, c’erano anche diversi compagni delle Medie. L’emozione lasciò presto il posto all’allegria. Le sorprese però cominciarono subito. Già il giorno dopo ci fecero sapere che la prof di Lettere era in permesso per qualche tempo e si doveva attendere la nomina di un supplente. All’epoca, l’insegnante di Lettere del Ginnasio copriva tutte le materie letterarie: italiano, latino, greco, storia, geografia… .Il Provveditorato avrebbe dovuto provvedere, aveva avuto tutto il tempo per provvedere, ma la nomina doveva essere incagliata da qualche parte. Per circa un mese combinammo molto poco. Ogni tanto mi sentivo dire: “Te l’avevo detto io, ma perché non ti facevi raccomandare?”. Già … perché?
Di tanto in tanto all’entrata, fuori ai cancelli compariva qualche volantino: “Cile libero!”. Qualche tempo prima, in settembre, il colpo di Stato in Cile aveva avuto una vasta eco, in Italia si tenevano diverse manifestazioni di piazza per protestare contro la feroce dittatura di Pinochet. Ogni tanto sentivo commentare: “E’ un paese tanto lontano, perché dobbiamo occuparcene?”. A me quei volantini incuriosivano…
Una cosa voglio ribadire oggi: non mi sono mai pentita di quella mia risposta a mio padre. Conservo un ricordo meraviglioso dei miei compagni di classe. Da loro ho imparato davvero tantissimo. E tuttavia il tema delle spintarelle oggi è attualissimo. In tanti parlano di classi “ghetto” e di classi privilegiate. Non so quanto ci sia di vero. Vogliamo parlarne?
Nella foto: la gita dell’ultimo anno. Con la mia compagna Maria Silvestri


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web








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