Il gruppo lettura alla libreria Imagaenaria
A Ischia d’inverno ci si lamenta per il tutto chiuso. Non sempre è facile trovare un bar disponibile per gli incontri del nostro gruppo lettura. Ma a Ischia Ponte la libreria Imagaenaria è sempre aperta e disponibile ad accogliere.
Così in un pomeriggio di inizio febbraio ci incontriamo là per parlare del libro di Salvatore Ronga, Il mare bianco, edito da Valentino Editore.
È una storia vera in forma di romanzo che ci fa approdare in un’isola d’Ischia sofferente. La scena si svolge tra il 1912 e il 1937. Le condizioni difficili del primo dopoguerra hanno inferto un colpo terribile alla piccola economia ischitana basata su pesca e agricoltura. Molti uomini emigrano verso le Americhe a cercar fortuna, il mare diventa una linea di confine tra chi parte e chi resta. Chi parte avverte nostalgia, chi resta prova a immaginare l’altrove, quel mondo nuovo tutto da scoprire. Lettere che arrivano o tardano, uomini che talvolta spariscono, altre volte ricompaiono. La Spagnola, la febbre che innescatasi nelle trincee per anni funestò il mondo, reciterà un ruolo di primo piano.
Sono storie complesse, ma che noi tuttavia vogliamo ascoltare. Sono le nostre storie. In un paese come l’Italia che non ha memoria e preferisce dimenticare, noi ci fermiamo a riflettere sul nostro passato recente.

Ad accoglierci in libreria è la calda ospitalità di Barbara e Fabio che hanno allestito un angolino tutto per noi. E per addolcire l’argomento, Olimpia e Isabella hanno preparato leccornie caserecce. Anna e Rosaria fanno subito sentire la loro voce. E così parte la conversazione.
Su un punto siamo d’accordo tutte: la narrazione non è semplice. I ricordi, proprio come le onde del mare, si fondono e confondono. Forse proprio questo era l’intento dell’autore, Salvatore Ronga.
Isabella comincia a svelarci i personaggi. Le protagoniste indiscusse sono le donne, sempre in prima linea, pronte a darsi da fare e anche ad accettare il destino, quando davvero indispensabile.
Giovannina vive la separazione dal primo fidanzato, poi sposa Vincenzo che vive già in America. E dall’America il marito torna di tanto in tanto, a distanza di anni, come succedeva all’epoca.
I suoi ritorni sono quasi drammatici. I figli non lo riconoscono e lo vivono come un estraneo, tra gli stessi coniugi quei brevi momenti di unione sono vissuti come la continuazione della separazione che rischia di diventare una frattura.
Nonostante le pressioni del marito, Giovannina non vuole seguirlo in America, prova a resistere, si sente legata allo scoglio e alla famiglia.
La mamma di Giovannina, pur attanagliata da tanti dubbi, la capisce. Ecco, la mamma ha un ruolo centrale, di vera guida della famiglia. Un particolare mi ha colpito: sa leggere. E sia pure a fatica ogni giorno dedica un po’ del suo tempo alla lettura del giornale, soprattutto della cronaca giudiziaria.
A questo punto sono io a proporre una domanda.
Nelle storie di emigrazione ischitana, la separazione tra marito e moglie era così consueta? A me risulta che le famiglie siano partite in blocco oppure so di uomini che sono partiti da soli e poi hanno incontrato sul posto la donna da sposare, magari una paesana, non necessariamente ischitana.
É Anna a rispondermi:
“Ci sono stati molti esempi di separazione. Uomini sposati che partivano, in qualche caso non davano più notizie, in altri scrivevano lettere una volta ogni tanto e poi tornavano ogni 4/5 anni, proprio come Vincenzo, il protagonista del libro. Tra l’altro, non sempre gli uomini che partivano riuscivano davvero a fare fortuna. In qualche caso le donne che sono rimaste qui, si sono dovute dare da fare , sono riuscite a tirare avanti e in qualche caso perfino ad avere un minimo di successo commerciale“.
Anna conosce diverse storie raccontate da persone anziane.
C’è un altro aspetto da considerare.
Le donne che rimanevano accettavano l’idea che il marito avesse un’altra donna, magari occasionale.
In generale il tradimento degli uomini – la presenza della commara – era considerato normale non solo in circostanze simili, quando la lontananza era molto prolungata.
E Anna conclude:
“Viene da sorridere quando oggi si pensa che la famiglia sia stata distrutta dalla leggerezza dei costumi“.
Forse la differenza tra ieri e oggi c’è: le donne un tempo accettavano, oggi no.
Ci lasciamo dopo questa splendida chiacchierata con un’idea precisa. Vorremmo continuare a leggere su Ischia e la sua storia recente. Siamo a caccia di libri curati e ben scritti.
Un ultima domanda: e se la libreria Imagaenaria diventasse il nostro punto d’incontro abituale?
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Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Che meraviglia!!
La foto trasmette calore e ispira momenti di beatitudine, e i vari personaggi del gruppo sono uno più fantastico dell’altro.
Complimenti.
Grazie!!!! In effetti è proprio così. Un abbraccio