I giorni della crisi
L’influenza stagionale mi ha costretto in casa nei giorni della crisi. Ho seguito sui social l’evoluzione dei fatti.
Le proteste – peraltro più che giustificate – di autotrasportatori e agricoltori in Sud Italia avevano bloccato la fornitura di merci e carburante. L’isola d’Ischia ha rischiato di rimanere isolata dal continente. Nei primi giorni della settimana si parlava con insistenza del blocco dei mezzi di trasporto terrestri e marittimi per mancanza di carburante.
Intanto fin dal lunedì si era scatenata la caccia all’acquisto. Immagini schioccanti mostravano automobilisti schierati in file chilometriche per accaparrarsi il prezioso carburante per l’auto. In queste circostanze il prezzo già alto di benzina e diesel era schizzato alle stelle. Ma nessuno se ne lamentava. L’importante era riempire i serbatoi.
Da mesi mi chiedo perché a nessuno sia venuto in mente di contrastare l’aumento del prezzo della benzina, rafforzando e diffondendo l’uso del mezzo pubblico. Una domanda che non trova risposta.
Altrettanto sconcertante è stato l’assalto ai supermercati. Dalle immagini che ho visto sfilare sul monitor, i banchi di frutta, verdura e cibi freschi di molti punti vendita sono rimasti vuoti fin da martedì. La paura della fame deve essere stata tanta, evidentemente. La conseguenza è stata terribile. Chi ha fatto incetta di merci ha sottratto beni di prima necessità a tanti altri.
Mi chiedo quanto ben di Dio andrà poi sprecato…
In tutto questo la mia preoccupazione maggiore è andata alle persone fragili. La paventata interruzione dei trasporti marittimi avrebbe impedito ad esempio la fornitura di farmaci a farmacie e ospedali. Inoltre, i pazienti oncologici che necessitano di cure quotidiane in continente, avrebbero avuto gravi problemi.
Giovedì finalmente sono uscita di casa, l’influenza sembrava passata.
Scendo a piedi a Ischia Ponte come di consueto. La situazione sembra tranquilla. Il profumo del buon pane caldo, appena sfornato dalla panetteria, si diffonde per tutto il vicolo. Le vetrine dei bar sfoggiano cornetti e brioche a volontà. La materia prima non manca.
Devo fare un pochino di spesa. Mi reco al piccolo supermercato del quartiere. Qui la scena è un po’ diversa. Niente banchi vuoti, ma qualcosa di strano si percepisce. Gli scaffali di frutta e verdura e soprattutto il frigo con generi deperibili non sono pieni come di consueto. Manca il latte fresco, ma ce n’è a lunga conservazione. La farina fa capolino in un angolo. La pasta è al suo posto. Mancano le uova. “La galline sono a riposo”, dice scherzando una commessa.
Ho la sensazione che tutto sia più umano. Quello che manca è l’eccesso a cui ormai siamo abituati. Mi spiegano che l’assalto ha riguardato soprattutto i punti vendita della grande distribuzione. Qui siamo invece in un supermercato che somiglia più che altro a una di quelle splendide botteghe di una volta.
Sono riuscita a fare la mia spesa senza troppa difficoltà. Ma la mia è una piccola famiglia e soprattutto posso contare sulle ottime verdure dell’orto del dottore.
Ci sono ancora a Ischia persone che coltivano l’orto di casa e in una circostanza come questa se la sono cavata bene. Tra l’altro sul territorio sono presenti diverse aziende agricole che vendono ottimi prodotti. “Ma sono troppo cari”, mi dicono in tanti. Sarà, però se ci organizzassimo in gruppi e facessimo una spesa collettiva, come succede in città, potremmo risparmiare. Ma forse l’idea di gruppo è troppo lontana dalla mentalità di noi ischitani. Un vero peccato.
Se fossimo un pochino più furbi e mettessimo da parte quell’idea malsana dell’ognuno per sé, potremmo vivere meglio. Ci arriveremo un giorno?










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