Mariangela Catuogno: io e Don Pietro Monti
di Mariangela Catuogno*
Tempo fa Mariangela Catuogno, l’esperta che mi ha fatto da guida nella Basilica e nella Chiesetta di S. Restituta di Lacco Ameno alla scoperta degli scavi, mi inviò un suo contributo su Don Pietro Monti. Il racconto è davvero straordinario. L’avevo pubblicato sul vecchio blog. Ve lo ripropongo ora su questo sito a corollario dell’ultimo post. Buona lettura. Laura Mattera Iacono.
Il mio caffè è stato appena consumato: nero, forte e intenso. E un po’ mi ricorda lui. Oggi vi racconterò di don Pietro Monti, della sua passione per l’Archeologia e dei suoi scavi nell’area archeologica sita sotto il complesso della Basilica di S. Restituta. Parlare di lui necessariamente significa raccontarvi anche di me, dei miei primi studi e di parte del mio odierno lavoro.
Se io ho voluto fortemente studiare i reperti di S. Restituta, don Pietro ha scelto l’argomento della mia tesi. Se io ho combattuto, lui ha vinto e mi ha regalato gli strumenti per poter leggere uno dei siti più straordinari delle prime fasi della colonizzazione greca in Italia, che ha un continuum storico praticamente ininterrotto attraverso fasi greche, romane, paleocristiane, tardoantiche e medievali.
Qui Al tavolo di Amalia, ho la possibilità di narrare di don Pietro e della sua poliedrica e singolare personalità, del suo essere uno studioso amante delle antichità ischitane, pronto a condividere scoperte, idee e osservazioni con tutti in un modo più intimo e personale.

Buchner e Don Pietro
Del resto chi lo conosce sa quanto avesse un carattere spigoloso, determinato e autoritario. Me lo fece capire subito. Quando andai a parlargli, dicendogli che desideravo studiare per la mia tesi i materiali di S. Restituta, mi guardò e disse. “Cosa vuoi, giù non si può andare è freddo e umido!”. Era il mese di Agosto. Lui testava la mia voglia di fare l’archeologa, io resistevo. Era un premio da meritarsi! Sapevo che avrei dovuto attendere, passarono tre mesi, ci fu il colloquio con la funzionaria responsabile e si decise l’argomento: i pesi da telaio prodotti nelle officine di S. Restituta, il Kerameikos dell’antica Pithekoussai. Quanta delusione! Mi aspettavo altro materiale, feci rimostranze, mi rispose:” Lavora e non ti preoccupare!”.
Aveva scelto una classe di materiali comuni, poveri, ma che a S. Restituta testimoniavano una produzione ininterrotta fin dal primo impianto, che associandola, con altre classi di materiali, realizzati nelle sette fornaci del Quartiere, mi avrebbero consentito di conoscere cronologicamente tutta l’area e gli oggetti prodotti, alcuni di essi mi hanno permesso di fare confronti stringenti con altre realtà magnogreche.
E ho imparato una grande lezione: anche il più umile oggetto parla di uomini e l’obiettivo di una ricerca archeologica è quello di documentare come l’uomo si sia adattato al luogo e al momento storico in cui vive! Iniziò un lungo percorso di crescita umana e culturale, scandito da giorni di intenso lavoro gomito a gomito.

Mariangela Catuogno
Cosa ha rappresentato don Pietro Monti per l’archeologia isolana? Un profondo amante della sua terra, l’uomo che ha voluto dimostrare che il culto alla Santa Protettrice dell’isola, S. Restituta, inizia qui a Lacco Ameno attraverso le testimonianze materiali e non solo letterarie, lo scopritore del quartiere artigianale dell’antica Pithekoussai, capace di dimostrare che i laboratori hanno lavorato ininterrottamente per otto secoli.
Cosa è stato per me don Pietro Monti? Nel 2008 durante gli Atti di Taranto, tenutisi presso il Castello di Baia, mi recai insieme alle mie colleghe, Nicoletta Manzi e Maria Lauro, lì fummo presentate da una funzionaria come le figlie di don Pietro, con un non troppo velato tono ironico, a David Ridgway.
Don Pietro non è amato dal mondo accademico dell’Archeologia italiana, è un uomo che ha coltivato in modo autonomo la sua passione archeologica e che rispettava profondamente il lavoro del Professore, Giorgio Buchner, quando poteva collaborava con lui, ma ha sempre mantenuto la sua autonomia.
Non era un archeologo e non sempre ha usato correttamente gli strumenti archeologici per la conoscenza del mondo antico, questo è successo anche per tanti che erano ritenuti archeologi nello stesso periodo, ma a don Pietro non si perdona.
Ha raccolto materiale in tutta l’isola durante le sue escursioni, la moderna survey, e grazie a lui, insieme alle segnalazioni di Giorgio Buchner, abbiamo una mappatura dei siti antichi di tutto il territorio isolano.
Per me don Pietro è stato un padre severissimo, mi ha insegnato a condividere le mie ricerche, mi ha sempre spinto a comunicare con semplicità le notizie archeologiche, a capire che il mestiere di archeologo è un servizio per la comunità alla quale rivolgere le informazioni nuove perché diventino patrimonio di tutti.
Quando venne a trovarmi sulla collina di S. Pietro a Ischia, dove stavo scavando, si sedette in mezzo allo scavo e mi domandò: “Che hai trovato?”. Gli mostrai le tegole del tempio. Rispose: “Le tengo pure io!”. I miei occhi ridevano nei suoi.

*Mariangela Catuogno è archeologa, collabora con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area Metropolitana di Napoli e con la Diocesi di Ischia
Contenuto aggiornato. Tutte le foto sono state fornite dall’Autrice











Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!